Scelte: la spesa a New York

Se decidi di vivere all’estero per un po’ di tempo, chiaramente a meno che non tu sia il figlio di Rockefeller, non puoi andare sempre a mangiare fuori.

Prima o poi ti devi rassegnare e devi andare a fare la spesa. Fare la spesa, ovviamente, implica il fatto di fare un milione di scelte in pochi minuti. La prima è: dove voglio andare? Al negozio sotto casa, al supermarket, allo store di prodotti biologici, alla gastronomia, da Eataly?

Noi, per non farci dissanguare, scegliamo, ovviamente, il supermarket. Fortunatamente ne abbiamo uno vicino a casa che si chiama Associated Supermarket e sta aperto fino a tardi.

Non è enorme, soprattutto ha i corridoi tra gli scaffali che sono minuscoli e costringono a fermarsi ogni due secondi per lasciare passare gli altri clienti. E quando sono le 18 e c’è ressa non è proprio un gran relax. Però, tornando alla questione delle scelte, qui ce n’è parecchia, alcuni piatti pronti della gastronomia non sono affatto male, la frutta e la verdura sono buone (più che al GS di Torino) e i prezzi non sono spaventosi come temevamo all’inizio.

Anche se siamo qui solo da una decina di giorni, abbiamo già i nostri prodotti preferiti, quelli a cui ci siamo affezionati, quelli che abbiamo scelto. Ma andare a fare la spesa è interessante anche per vedere tutta una serie di confezioni e cibi davvero strani che non si trovano in Italia.

I preferiti: le arance californiane che costano 2 dollari x 6 e sono dolcissime; le zuppe Campbell’s (quelle rese pop da Andy Wahrol) soprattutto quella di riso e pomodoro; il pretzel gigante con i grani di sale grosso; il gelato di Ben and Jerry’s che è talmente buono che la sua assenza in Italia, al rientro, sarà impossibile da sopportare. E’ assurdo, ma già mi manca. Il gusto più da sturbo che abbiamo provato finora è il Banana Split cioè gelato alla banana e fragola con quantità industriali di noci e cioccolata, ma anche il frozen yogurt Cherry Garcia non è male. Non potete proprio immaginare!

Stranezze: gli yogurt della Vitasnella qua si chiamano Light and fit della Dannon e sono enormi: 170 grammi contro i nostri 125 e per qualche motivo a me ignoto hanno meno calorie di quelli italici e sono 10 volte più cremosi; la Fanta è di un arancio talmente sparato che, guardare la bottiglia, fa male agli occhi; è raro trovare il latte nel tetrapak ma di solito compri delle specie di tanicone di plastica col manico che sembrano più adatte alla benzina; le uova hanno il guscio bianco e non marroncino-rosa; c’è una totale mancanza di confezioni da mezzo chilo di biscotti o di confezioni di merendine tipo Nastrine: qui nel nostro super hanno biscottini da tè in piccoli pacchetti o snack-trash ricoperti di cioccolata, qualche muffin nella sezione “gastronomia” ma niente che faccia ricodare la tipica colazione all’italiana. Si vede che qua vanno avanti davvero a suon di uova e bacon. Meno male che io ho trovato la marmellata della Bonne Maman che è davvero godosa e la spalmo sul pane tostato (ma solo perché non trovo le fette biscottate); i surgelati sono progettati per il microonde e io che non l’ho mai usato mi trovo in difficoltà; le barrette cosiddette dietetiche, tipo quelle coi cereali della Kellogg’s, qui le propongono solo con dieci tonnellate di cioccolato, glasse e altre robe che tutto sembrano tranne che dietetiche; abbiamo trovato prodotti italiani ma hanno nomi e presentazioni anomale. Per esempio la mozzarella Galbani, già tagliata a fette e che non sa assolutamente di niente (meglio che un catttivo sapore, direte voi, ma non ne sono sicura), il salame Citterio chiamato “Genova” (ma perché? al massimo di Mantova o Cremona no?) o i tortelli Buitoni ai 4 formaggi (che però non sono i 4 formaggi che normalmente useremmo in Italia) che qua in USA, negli spot tv, chiamano Biutoni!

Occhio: spesso i supermercati non hanno un reparto sconfinato di prodotti per l’igiene personale: hanno detersivi per piatti e panni, ma poco shampoo e cotton fioc. Per questo genere di cose si va nelle Pharmacy come Duane Reade dove trovi tutto ciò che fa le bolle, ma anche centinaia di medicine e, nonostante il nome, vendono parecchie cose da mangiare (come biscotti, surgelati, bibite, latte). Qui da Duane Reade ho finalmente trovato i fazzoletti di carta nei pacchetti: la scatola di Kleenex dalla quale tirar fuori un tissue alla volta è molto americana ma non praticissima da infilare in borsa.

 

 

 

 

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