Restaurant Week al One if by the land

Dopodomani finisce la Restaurant Week, che poi non è stata una settimana ma un mese e mezzo di promozioni su molti ristoranti newyorkesi. In pratica, visto che c’è la crisi, i ristoratori offrono menu speciali a 24 dollari per il pranzo e 35 per la cena (escluse bevande, tasse e mancia) che per NY non sono niente male soprattutto se condidrate che a questa iniziativa partecipano moltissimi ristoranti stellati Michelin o punteggiati di celebrieties come Nobu (il locale di Robert De Niro famoso per il sushi).

Così, ieri, consigliati da una nostra compagna di scuola, abbiamo provato un ristorante nel Greenwich Village che ha un nome assurdo, preso da un poema di Longfellow: One if by the land, two if by the sea.
Dal sito avevamo appreso che il menu degustazione di solito costa ben 75 dollari, quello dello chef 110. Pagarne solo 35 è un bel vantaggio.
Il ristorante è esteticamente favoloso: all’ingresso c’è il bar, dove si aspetta quando il tuo tavolo non è ancora pronto, dove due cambogiani suonano il piano a coda e la tromba, regalando un sottofondo chic e jazz. Le pareti sono coperte da boiserie, c’è un bel camino con fuoco scoppiettante, divani tappezzati a righine, quadri bucolici. La luce è super-soffusa e ci sono candele ovunque. Un ristorante davvero romantico.

Ci fanno accomodare al piano superiore, e guardiamo il menu. Il menu della Restaurant week prevede una scelta tra tre antipasti, tra tre portate principali (qui il concetto di primo e secondo è ignoto) e tre dolci. Il cameriere ci porta subito una sorta di omaggio dello chef che consiste in un bicchierino di zuppa di funghi e erba cipollina: buona e confortante. Per la nostra cena scegliamo entrambi i calamari alla piastra con olive, ceci e erbette.

Divergiamo invece sul piatto centrale: io scelgo un risotto alle barbabietole e Marco un filetto con orzo e spinaci. Le portate, finora, non sono esaltanti, devo dire. Cioè, è piacevole mangiare finalmente dei piatti che ricordano i gusti europei ma mi rendo conto che qualunque piatto che di solito mangiamo al Mash sotto casa è 130 volte più buono, con sapori più netti, meno confuso, meno sovrabbondanza di elementi che non portano niente al gusto. Un qualunque risotto fatto da mia mamma è più buono, ne sono certa e sarei pronta a far fare una sfida tra lo chef e mia mamma!

Invece, trovo spesso che in Italia ci sia un generale disinteresse per i dessert che non sono all’altezza degli altri piatti del menu. Perciò sono felicissima di constatare che al One if by the land, i dolci sono la punta di diamante. Io ho scelto una mousse al Gianduja in granella di nocciole, servita su pane alla banane, banane caramellate e gelato alla vaniglia: superlativo.
Marco invece opta per la cheesecake di mascarpone con spumone di cannella e granella di mandorle: se si esclude il fatto che tutte le porzioni arrivavano con scritto Happy Birthday Sebastian (ma chi è???) e una candelina, il gusto era sublime Da strapparsi i capelli tanto è buono!

Con birra per due, tasse e mancia paghiamo 103 dollari. Non poco ma al cambio attuale sarebbero poi 37 euro a testa che per un ristorante raccomandato dalla guida Michelin fa ridere! Speriamo che settimana dei ristoranti la estendano ancora un po’!

One if by the land, two if by the sea, 17 Barrow st. tra 7th Ave and W 4th | Tel. 212-255-8649

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Comments
One Response to “Restaurant Week al One if by the land”
  1. Davida says:

    …per non parlare poi di tutte quelle salse o ricette che fanno passare per italiane…ma che italiane non sono!!!
    Alfredo Sauce, Italian Sausages, Italian Dressing…o i famosissimi spaghetti con le polpette!

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