Mamma voglio fare la foodwriter!

Sabato, tanto per rilassarmi un po’, ho partecipato a un corso di food writing, cioè di scrittura inerente il cibo. Ci pensate? In Italia, siamo anni luce distanti da corsi come questo. Mi sono iscritta tramite il sito della Gotham Writing Workshop (fanno anche corsi online) a questo seminario intensivo dalle 11 alle 18. Se vi trovate a NY e volete fare un corso (hanno davvero un’ampia offerta di seminari) questa è una scuola che vi consiglio. Oppure ci sono i corsi di scrittura (e molto altro, ma sono più lunghi) della NYU o, sempre per restare sul culinario, i corsi dell’Istituto di edicazione culinaria.

Il seminario si teneva in un liceo vicino a Union Square, a mezz’oretta da casa nostra. Dopo una colazione energetica (di cui parlerò presto) sono arrivata puntuale per la registrazione.
Porca paletta: realizzo subito di essere l’unica straniera della mia classe (parecchio corposa: almeno 20 studenti)! Che imbarazzo.
La docente, Fran McNulty, una critica gastronomica del New York Times, simpatica, dolce e chiarissima nel parlare (grazie a Dio!), faceva scrivere tantissimo: l’ultima cosa che hai mangiato, Proust aveva la sua madeleine e tu hai…, scrivi un prologo per una ricetta, scrivi un articolo giornalistico sul cibo, tutte cose facilissime da buttar giù in 10 minuti. Io però ero super lanciata, ma alla fine sono stata contenta che non mi abbia fatto leggere: il livello della classe era altissimo e mi sono resa conto con enorme sconforto (ci tenevo molto) che non sarò mai in grado di scrivere in inglese con la facilità, la naturalezza, lo stile (se mai ce l’ho) e lo humor che ho quando uso l’italiano. E’ completamente differente: dovrei vivere qui almeno 30 anni per farcela. Che tristezza, realizzare i propri limiti.
Il corso era eccellente: ben strutturato, condotto in modo preciso, interessante e professionale, ha toccato varie forme di narrazione che coinvolgono il cibo. Dal memoir (quando scrivi la tua biografia e le varie tappe sono collegate dal cibo come fil rouge), al giornalismo, dalle recensioni, ai blog, ai libri di cucina, non mancava proprio nulla. Verso la fine, circa alle 16, però, confesso che ero davvero stanca: sentir parlare inglese per così tante ore, stare concentrata per non perdersi nulla e cagarsi addosso per l’ansia di venir pubblicamente umiliati (dopo la lettura di uno dei miei pezzi) non è stato facile.
I miei compagni, quasi tutti bloggers, erano davvero bravi, acuti e interessanti, come raramente mi è capitato di conoscere.
Almeno, mi è servito a capire che questa mia ossessione per il cibo, insomma, devo portarla da qualche parte. Che sia il nuovo step della mia vita da post-editrice?

Ma la mia bolla di felicità gastronomica non è durata tanto. Sicuramente, non ha giovato il tornare a casa dopo il seminario, mettermi al Mac e scoprire che Affari Italiani ha dedicato un servizio alle Foodies (le appassionate di cibo), ma soprattutto constatare com’era questo articolo, mi ha letteramente ammazzata. 8 ore di saggezza dal New York Times e mi tocca vedere un articolo che parla di foodies che a me paiono più chef, sempre i soliti nomi poi (senza nulla togliere, ma il giornalista poteva sforzarsi di più), e a corredo (tristezza e schifo di proporzioni inenarrabili), foto di donne nude glassate di cioccolata, donne che putano una banana coperta di panna verso la parte sotto del bikini (ma ci rendiamo conto!?!), donne in reggiseno di pizzo che fingono di cucinare, donne che si leccano dita sporche di marmellata. Ecco: parliamoci chiaro, ma che merda di giornalismo è questo? Come hanno potuto accostare alcune delle mie blogger preferite, donne normali che cucinano, a certe foto volgari e fuori contesto. Solo in Italia, solo in Italia!

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Comments
4 Responses to “Mamma voglio fare la foodwriter!”
  1. kami says:

    Ciao bella, ti leggo sempre per staccare. Mi piaccione le foto, le news, e le chicche New Yorchesi tutto insomma! Ma basta col manicheismo dell’espatriato 🙂 anche se spesso ti/vi capisco

    smack smack

  2. Jacqueline says:

    Ciao Maia!

    Sono ‘arrivata’ al tuo blog da una ricerca su google “voglio fare la food writer”, pensa!

    Prima che tu te ne accorga dei miei gravissimi errori grammaticali/concordanza, preciso che non sono Italiana! : )

    Sono nata a San Paolo, sono figlia di Europei e vivo a Milano da 3 anni.
    Sono Laureata a San Paolo in una prestigiosa Università del Brasile in Scienza dell’alimentazione e ho sviluppato grande interesse – nonchè ricerche e lavori autonomi – sull’argomento food experience e food writer.

    In realtà ho associato le due cose, nel senso che, dal mio interesse verso i temi legati all’esperienze gastronomiche (cioè, gli ambienti, l’atmosfera, l’armonia e i sensi che ‘affiancano’ il cibo), ho iniziato un blog dove comunicare queste esperienze e altro ancora sul vasto ‘mondo’ che gira attorno al cibo…

    Ecco, ti scrivo perchè mi è piaciuto molto il tuo post (e il tuo modo di scrivere) e perchè vorrei condividere la tua osservazione su : ‘realizzare i propri limiti’. Sono madrelingua portoghese e nonostante il mio interesse e arduo studio della lingua Italiana, credo che non riuscirò mai a esprimermi con leggereza o essere divertente – o anche spiritosa – con sutileza… appunto per questo motivo non scrivo il blog anche in Italiano (come vorrei), ma soltanto in portoghese. Comunque ti invito a ‘conoscerlo’ sul link
    http://comunicandocomgosto.wordpress.com/

    Poi, sapere che l’Italia – un paese riconosciuto in tutto il mondo per la sua rica gastronomia – è anni luce distante di un corso di scrittura inerente al cibo… è triste… soprattutto perchè è proprio questo che cerco in questo momento… un corso dove approfondire le mie tecniche e magari sviluppare qualche talento in questa disciplina.

    Del resto – mi riferisco ai servizi sul cibo ed eventi gastronomici spesso trovati sui midia Italiani – sono, purtroppo d’accordo con te: sono deludenti!

    Continuo alla ricerca di un corso, workshop o ‘qualcosa’ che mi soddisfe sull’argomento, altrimente dovrò cambiare paese.

    Nel frattempo ‘passo’ ogni tanto sul tuo blog per un pò di buona lettura ; )

    In bocca al lupo a NY

    • mezzamela says:

      Carissima (non ti sei firmata!),
      che bello il tuo commento! Il tuo italiano mi sembra eccellente e credo che potresti farcela a scrivere in italiano. Mi rendo conto che non sarà mai come scrivere nella propria madrelingua ma hai un livello talmente alto che… perché no? Sarebbe interessante il punto di vista di una Brasiliana!

      Io spero di inventarmi presto qualcosa perché il cibo è davvero il centro della mia vita, e mi piace scriverci sopra: chissà, magari quando torno poi ci prendiamo un caffè e disquisiremo dello stato della cucina in Italia! 😀
      Mi è davvero piaciuto il tuo commento, mi è sembrato come quello di una cara amica e mi ha messo di buon umore!
      In bocca al lupo anche a te per tutto, ora mi guardo il tuo blog (magari chiedo alla mia amica Tati, che si San Paolo, ti tradurmi qualcosa!).
      Marianna

  3. Ciao, proprio come la ragazza sopra sono arrivata sul tuo blog cercando un corso di foodwriting in Italia… inutile dire che non si riesce a trovare niente di niente, mentre all’estero sono anni luce avanti. Io ho frequentato un workshop a Londra, ma sempre di lingua inglese parliamo e come te sento che ci sono dei limiti enormi da valicare (e vivo in Italia, quindi non esercito nemmeno la lingua quotidianamente se non nel mio blog). Quindi eccomi a cercare un buon corso di foodwriting in Italia, senza speranza. Ecco, questo solo per condividere con te la mia situazione! Ho controllato sul sito della Gotham e putroppo l’unico corso on line di foodwriting inizia troppo presto, non ce la faccio a frequentarlo, speriamo ne ripropongano uno a breve!
    un caro saluto!
    Giulia

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