Il mio primo taglio di capelli giapponese

In preda al panico e all’irritazione e sentendomi ormai più prossima al cugino It (quello della Famglia Addams) che a una donna, ho capito che ormai era ora di tagliarsi i capelli.

Qua circolano leggende, tra le ragazze, terribili: pare che i tagli siano fatti male, in modo approssimativo e siano costosissimi.

Il punto è che NY è punteggiata di hair salon: ce ne sono di giapponesi, di specializzati in tagli corti da donna, da uomo, punk, emo, tradizionali, organic e via discorrendo. C’è davvero la qualunque: come si fa a decidere?

Grazie al cielo, quando ormai la mia fragia era più lunga del naso, mi è venuto in mente che la direttrice della Kaplan, il primo giorno di scuola, aveva detto, durante il discorso inaugurale: “Ragazze, se poi avete bisogno di un taglio di capelli, chiedete a me, così non vi fate spennare”. E allora, un giorno le ho chiesto consiglio e lei mi ha dato il nome di un parrucchiere di nome Dlala, che combinazione è a quattro vie da dove abito, e quello della hair-dresser Mariko.

Vado di persona per vedere comè, i prezzi sono bassi, il posto mi sembra giovane e carino, prenoto per venerdì 4 marzo alle 18.

Arrivo puntuale, mi prendono giacca e sciarpa e dopo poco arriva Mariko. Arriva è riduttivo: appare come una visione da un altro pianeta tra la massa di parrucchieri stile-punk (tutti asiatici) che lavorano indefessamente. Mariko non indossa quei grembiulini macchiati di tinte tipici della parrucchiera italiana, non ha una fascia a trattenere i capelli, non ha le forbici che le sporgono dai pantaloni comodi tipo yoga. No, Mariko è in kimono. Ha i capelli perfettamente acconciati in un complicato nido, tenuti fermi da mollette colorate e con pendaglietti. E’ truccata di tutto punto, un po’ di brillantini sulle ciglia, lo smalto rosa carico. Ha una voce profonda mentre si presenta e mi tende la mano e mi chiede se ho freddo e se voglio un tè caldo.

Insieme scegliamo una combo di due tagli, provenienti da un delirante magazine giapponese di acconciature femminili che è completamente diverso dai nostri cataloghi – quelli con le foto a tratti ridicole di modelle mezze nude, truccate pesantemente, con la nebbiolina di sfondo e quelle tristi luci fluo. No, qua it’s all about manga: nippo-modelle che fanno boccacce, mettono le dita a mo’ di segno della vittoria, vestono come Gothic Lolita. Le foto dei tagli sono inframezzate da babacetti disegnati e scritte colorate. Scelto l’haircut, Mariko comincia.

Mi pare di sognare! Ve lo immaginate? Come nella perfetta tradizione nipponica di grazia e soavità, Mariko mi lava e taglia i capelli con una cura, una delicatezza, una lentezza e una sapienza da fare impressione. Praticamente non mi accorgo che qualcuno mi sta tagliando i capelli: la nostra geisha dei capelli fa così piano che mi ricorda, per velocità e delicatezza, Edward mani di forbice.

Andare dalla pennoira (come diciamo dalle mie parti) è anche l’occasione perfetta per sperimentare la più classica delle tradizioni da parrucchiere, che ovunque vai nel mondo non cambia: la chiacchiera scema! Pazzesco disquisire di viaggi, cibo e lavoro in inglese con una giapponese in kimono a fiori ricamati!

Alla fine il taglio, dopo un’ora e mezzo di lavoro, è perfetto. Phon e piega e sono pronta per uscire.

Il conto è 57 dollari con tasse (esclusa mancia). Pochissimo! Sono davvero contenta: taglio perfetto, atmosfera rilassata, professionale e quantomeno da ricordare, prezzo conveniente. Mariko mi ringrazia con un inchino e si raccomanda che non prenda freddo. Che sogno!

Dlala, 149 Ave A | Tel: (212) 777-5252
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