Stay Hungry!

Da quando li ho scoperti, sono sempre sintonizzata su Food Network e Cooking Channel, due canali di cucina della tv via cavo.

Ovviamente, sono diversissimi dai programmi di cucina che fanno in Italia, e sono girati così bene e sono così ipnotici che è impossibile smettere di guardarli.

Food Network è più tradizionale, mentre Cooking Channel (al motto di Stay hungry!), il nuovo nato, è più sperimentale, divertente e alla mano.

La prima cosa che salta agli occhi rispetto a un canale nostrano, tipo Gambero Rosso o Alice, è che qua ci sono pochi chef che cucinano: o almeno non lo danno a vedere. Non hanno la divisa e non cucinano in asettiche cucine fredde e sterilizzate, illuminati da luci arancioni soffuse o accompagnati da sottofondi di martellante musica rock (non esempi a caso). Qua, le cuoche sono moderne casalinghe, in t-shirt e jeans, a volte coi loro bravi tatuaggi, giovani (tanto per dirne un’altra!) e preparano le loro ricette (molte anche per vegani) in ambienti familiari, carichi di pentole, tazze e tazzine e illuminate normalmente come una qualsiasi cucina. Il tono è semplice, allegro e informale, non con quella spocchia da “io sono lo chef e ho tutto da spiegarti” e i piatti sono facilmente riproducibili, tanto che le cuoche le vedi che spesso aprono le scatoletta di tonno o il pacco di farina, mentre da noi è tutto proposto in barattoli trasparenti perché vedere la roba com’è al supermercato non fa fine.

Tra i programmi migliori ci sono queli condotti dalla bellissima, dolce (Right on top! Yummy!) e super popputa Giada De Laurentiis (nipote di Dino) che, col pretesto di cucinare per il maritino, in Giada at home prepara piatti italo-americani semplici e gustosi. Oppure c’è il formidabile Bitchin’ Kitchin (già solo per il nome), dove una cuoca-comica-punkettona con tattoo e vestiti di rete e borchie, propone le sue ricette come fosse una strega in una cucina viola e nera piena di ragnatele e bambole voodoo; o ancora Julia Child che in diretta dagli anni ’70 ci spiega l’arte della cucina francese (vedi il film Julie&Julia); oppure Extra Virgin, dove un’attrice prorompente stile Dita Von Teese cucina col suo maritino italiano in una mega villa a Hollywood.

A corredo di tutti questi programmi di ricette (che vanno dalla cucina cinese, a quella messicana, all’italiana, passando per ricette veloci, ricette light ma gustose, ricette francesi, ricette classiche), ci sono una serie di programmi che sono invece dedicati alla gastronomia, nei suoi aspetti più ludici e inaspettati. Sono programmi girati da dio, non come da noi Linea Verde con quella triste fotografia che sottolinea la deprimenza della catena di montaggio del panettone. Qua le luci sono sempre molto Hollywood, il montaggio è da video di Mtv (come direbbe il Mereghetti) e l’effetto è quello di un prodotto fatto da gente giovane per i giovani e non per i 60enni della domenica di Rai1.

Tra i programmi di culto, per me, ci sono: Unique Eats, dove una banda di maledetti racconta i piatti più unici che hanno mai mangiato in giro per l’America; oppure c’è Ice Brigades, su un gruppo di scultori del ghiaccio che fanno cose sempre più pazze; o Food(ography) dove parlano di cibi particolari e società; o Diners, Drive-ins and Dives, dove un critico dai capelli biondo platino va in giro ad assaggiare solo piattoni da 5000 calorie da tavola calda americana della bassa.

Ma ci sono anche i programmi tipo sfida, come Challenge (dove 4 pasticcieri devono creare la torta più assurda); Chopped (dove 4 chef si sfidano a cucinare tutti con gli stessi 4 ingredienti assurdi, tipo caramelle, alghe, costata di agnello e sardine) o Iron Chef America (dove 2 chef devono fare un menu completo con un solo ingrediente come filo conduttore). E poi ci sono i programmi sui cocktail, quelli dove la cucina è fatta di scienza ed esperimenti e i classici con Jamie Oliver e Nigella Lawson dall’Inghilettera e ovviamente gli show-reality dove ti salvano il ristorante dal fallimento come in Restaurant:Impossible.

Insomma, come capirete, qua è un altro pianeta, la sanno lunga, e al confronto i nostri Chef per un giorno (che pure è delizioso) e La prova del cuoco (che era meglio la Isoardi di brutto!) con quelle cazzarola di canzoncine dello Zecchino d’oro e la Clerici che salta fanno proprio, come sempre, terzo mondo.

 

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