American Idiot

Ero un po’ scettica, perche’ avevo letto delle pessime recensioni gia’ in Italia. Ma poi quando mi hanno dato i biglietti gratis (grazie internship, almeno servi a qualcosa!), non ci ho pensato due volte e sono andata con Marco a vedere American Idiot, il musical basato sulle musiche dei Green Day di Billy Joe Armstrong, cantante chitarrista e anima del gruppo punk rock, attivo fin dalle fine degli anni ’80. Esplosi nel 1994 con Dookie e la mitica Basket Case, i Green Day sono risorti e hanno fatto incetta di Grammy’s con il concept album American Idiot, seguito da 21st Century Breakdown. La storia prende vita da questi due ultimi cd ed e’ molto basica: tre amici annoiati in una piccola citta’ decidono di partire per cercare nuove opportunita’. Non andra’ bene a nessuno di loro: il primo resta al paesello perche’ la sua ragazza e’ incinta, il secondo va in guerra e perde una gamba, il terzo si perde e inizia a farsi pere a tutto spiano invece di stare con la sua ragazza. Torneranno tutti a casa (beh, uno in realta’ non si e’ mai mosso!) con la coda tra le gambe.

La musica e’ ovviamente fighissima (chiaramente se vi piacciono i Green Day), potente e rockettara, cantanta benissimo (le voci erano sicuramente più intonate della band originale!) da un gruppo di attori-cantanti-ballerini giovanissimi e tutti belli (il protogonista era una cosa senza senso, e grazie a dio aveva parecchie scene in mutande che hanno riacceso la mia giornata) e atletici che vi faranno venire un misto di invidia e di tristezza perche’ per tutto il musical continuerete a pensare che in Italia gente così talentuosa non esiste o se c’e’ al massimo fa da spalla alla Cuccarini.

La cosa che colpisce di piu’ e’ la stratosferica scenografia che il New York Times, nella recensione, definiva “semplice”: megaschermi fino a 10 metri di altezza, coreografie in volo, proiezioni di filmati e immagini sullo sfondo, band dal vivo con tanto di violiniste, esplosioni, coriandoli, luci strobo e balletti punk energetici e coinvolgenti. E ovviamente grandi applausi quando e’ partita Wake me up when September ends.

Uno spettacolo davvero entusiasmante: non ci saremmo piu’ alzati! E’ stata una fortuna avere questi biglietti perche’ sono le ultime settimane dello spettacolo.

Alla fine, dopo i primi applausi, tutti gli attori sono usciti sul palco con le chitarre in mano (saranno state 30) e hanno suonato e cantato Good Riddance (Time of you life). Si’, ci siamo divertiti un casino!

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

  • Who are we?

  • Here’s the answer!

%d bloggers like this: