L’arte di essere un pozzo senza fondo

Le dimensioni contano? La questione è stata ed è lungamente dibattuta ma per quanto riguarda il cibo, gli americani rispondono prontamente “Sì!” e quindi ti sbattono sul tavolo dei piatti che in Italia, anche in una trattoria romagnola (dove per assonanza penso si mangi abbestia), basterebbero per 3 persone.

Succede in particolare da Clinton Street Baking Company, un ristorantino-caffetteria nel Lower East Side, che abbiamo scoperto quando avevamo il parentado in visita. Ne sono rimasta inizialmente colpita perché ne parlavano bene su Serious East, il sito culto per ogni appassionato di cibo. Ho visitato il sito e ho scoperto che hanno ricevuto un sacco di premi per i loro pancakes, che non sono serviti solo durante il brunch ma anche a cena (si vede che vanno proprio forte): arriva gente da tutti gli USA per mangiarli. A parte i pancakes, ho scandagliato a fondo il menu e ho notato tutta una serie di piatti classici della cucina americana che non avevo mai provato e quindi, incuriosita, ho deciso di prenotare lì per tutta la famiglia.

Risultato? Tutto molto casereccio, saporito, condito, verace e in porzioni da gigante! Tentare di finire le loro fantastiche alette di pollo fritte è un’impresa che non riuscirete a portare a termine nemmeno se digiunate da 2 giorni. Anche l’hamburger richiede impegno ma io ce l’ho fatta, anche se le patatine erano un chilo e anche se dentro al panino, tanto per stare leggeri, mettono la cipolla caramellata: tosto ma delizioso! E sapete come ce l’ho fatta? Semplice ragazzi: tanto tanto allenamento. A forza di mangiare hamburger, gazzose, formaggio alla piastra, dolci di ogni genere e alcolici, e a forza di farlo da 3 mesi, il mio stomaco si è così allungato e allargato che ora può contenere, nell’ordine: colazione, pranzo, cena, merenda, spuntino, un tv-color Samsung da 32 pollici, 15 libri della Penguin, un tavolo da caffè, due criceti, un gatto di 7 mesi, due casse per lo stereo e 5 Paciocchini della Gig (chissà se qualcuno li ricorda).

Solo così, nonostante il burgherone, sono riuscita a farmi anche i super classici anelli di cipolla fritti e i pomodori verdi fritti (senza fermata del treno): particolari e che soprendentemente creano dipendenza!

Solo così potete evitare piatti buoni ma troppo sobri e sani, come la zuppa di zucca dolce (leggermente speziata alla cannella, ottima!) o il brasato con mele.

E solo così, a conclusione del lauto pasto, potete godervi anche una sberla di dessert: giusto qualcosina per addolcirvi la bocca.

Potete puntare sul mezzo chilo di gelato semplice (come ha fatto mio suocero), o sulla torta di banane e cocco e crema (paradise! come ha fatto Marco) o sul loro famoso Sundae (come ho fatto io), che altro non è che 3 palle di cannone di gelato al gusto che volete, affogate in due litri di salsa appiccicosa e godosa di cioccolato dark, e ricoperte con panna e una ciliegina.

Annaffiate tutto con una bella Brooklyn Lager per la giusta dose di alcol nel vostro corpo e sarete a posto, proprio come me.

Persino mia mamma, che pensa mangi pochissimo, anche quando rasento il coma ipoglicemico, ha dovuto inchinarsi al mio cospetto (e alla mia panza) e dirmi: “Però… complimenti!”.

Conto super onesto, servizio attento e rapido, locale piccolissimo ma si può prenotare (solo per cena). Tornerò per il brunch per provare questi fantomatici e pazzeschi pancakes! Il mio stomaco ormai, come sapete, non teme niente!

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