Quella volta che ho visto Mr. Harry Potter a teatro

Il nostro amico Harry Potter (lo amiamo tutti, no? vero???) è interpretato da un attore inglese di nome Daniel Radcliffe, classe 1989, sofferente di una forma leggera di dislessia, ha supportato tante cause per i diritti degli omosessuali (pur non avendo mai fatto outing) e non ha praticamente fatto altro oltre il maghetto di Hogwarth e mostrare il suo pirillo nella piece teatrale Equus.

Ma anche se non fa tanto cinema, il nostro è davvero attivo nell’area teatro e così ecco che mi vedo offrire due biglietti per How to succeed in business without really trying (cioè, Come riuscire negli affari senza provarci realmente), musical di Broadway, il cui protagonista è proprio il nostro amico Harry (insieme a John Larroquette). Come posso resistere? Vedrò una super celebrità dal vivo, a pochi metri da me! Sono esaltatissima!

Inoltre, questo show è il primo musical che vedo che ha la forma del musical, come me lo immaginavo dall’Italia. Balletti, scenografie super elaborate, molti cambi di abiti, scene in volo, gente che salta, canzoni memorabili cantate tutti in coro e un grande cast. Anche se non sapevo nulla della trama ed ero un po’ scettica (temevo che Harry fosse li’ solo per il nome, non per la bravura), dopo due minuti dall’inizio ero già convinta al 100%.

Il musical è molto lungo (2 ore e 45 minuti) ma il tempo vola e Radcliffe è davvero impressionante: canta (non ha una grande estensione ma se la cava), balla (molto meglio di quello che pensavo), salta la cavallina con grande agilità e recita benissimo la parte di uno sbruffoncello e arrampicatore lavavetri che, dopo aver letto un manuale su come avere successo nel lavoro senza alzare un dito, decide di provarci in una megamultinazionale dove, dopo mille peripezie troverà fama e amore. La trama è cretina ma il musical è davvero fatto come dio comanda, con profluvio di mezzi, orchestra live, attori comprimari stupefacenti, un corpo di ballo di almeno 20 ballerini, costumi anni ’50 deliziosi in tonalità pastello sempre in accordo con le luci dello sfondo e una scenografia complessa  (a pannelli scorrevoli) che cambia ogni cinque minuti creando come per magia mille ambienti di lavoro diversi (uffici, macchina del caffe’, ascensore, magazzini). Inoltre, anche se non conoscevo le canzoni (e la cosa mi preoccupava perchè pensavo di restare in qualche modo poco coinvolta) la musica era talmente trascinante e allegra che mi sono piaciute moltissimo.

How to succeed – creato nel 1961 e passato attraverso diversi remake, di cui quest’ultimo, inaugurato a marzo 2011, è un tributo per i 50 anni dalla nascita –, è una vera commedia in musica che fa ridere tantissimo e che ha rapito Marco e me, facendoci sperare di poterlo rivedere dall’inizio appena si era concluso. E la ciliegina sulla torta è stata proprio il finale: per raccogliere fondi a favore della ricerca sull’HIV, Potter (cioè Radcliffe) ha deciso di mettere all’asta il papillon azzurro, che indossa per tutto il musical, al miglior offerente in sala. Le ragazze sono andate subito in visibilio urlandogli cose oscene tipo “No, dacci le mutande!”. In ogni caso, anche se non era dell’abbigliamento intimo, c’era pur sempre vero sudore made in UK su quel pezzetto di stoffa.  Incoraggiati da Radcliffe che si è rivelato molto alla mano e carino, le mani hanno iniziato ad alzarsi: il prezzo base era 100 dollari, ma la febbre per il memorabilia e l”abilità del nostro amico hanno creato dei mostri che si sono contesi il papillon senza pietà. Alla fine, il prezioso bene se l’è aggiudicato una stoica ragazza che ha sganciato ben 3000 dollari. Io e Marco non potevamo crederci: ce ne hanno di picci ‘sti americani! Ma è stata una mossa molto generosa, da parte della vincitrice, davvero.

Ce ne siamo andati  a farci una pizza da Motorino dopo lo show, felici come due bambini! Congratulazioni Radcliffe, ti sei sganciato da Harry Potter e ci hai regalato una serata magica.

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Comments
One Response to “Quella volta che ho visto Mr. Harry Potter a teatro”
  1. Jan says:

    i was interested in this one too, mainly because i liked the title. did you see the catch me if you can musical-adaption?

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