Washington D.C. #1 (di levrieri grigi, ciliegi che non fioriscono e camerieri furbi)

Dunque, dicono tutti che questo è il periodo migliore per visitare Washington DC, perché in queste settimane la città dovrebbe essere tutta un delirio di cherry blossom, ossia ciliegi in fiore donati dal sindaco di Tokyo nel lontano 1912. Per questo abbiamo pensato bene di organizzare un bel viaggio della speranza all’insegna del risparmio, composto da circa 9 ore di pullman tra andata e ritorno e circa 6 scarse di visita, con partenza all’alba e ritorno a NY a notte fonda. Dalle nostre parti si dice “sbattone”. Per il trasporto ci siamo affidati alla storicissima Greyhound, quella del levriero d’argento (appunto) sulla fiancata, fondata nel 1914 e attualmente in grado di collegare più di 3.000 destinazioni in giro per gli States. Il servizio è burbero ma efficace, i bus non sono particolarmente puliti ma sempre in perfetto orario, con autisti simpatici come una frustata in faccia. La gran rottura è che ti costringono ad arrivare al terminal un’ora prima anche se uno ha acquistato i biglietti online, perché vale la regola del “first come, first served” e quindi se si arriva tardi si rischia di dover prendere l’autobus successivo. Purtroppo (per me) niente wi-fi a bordo, mentre ci sono invece le prese per ricaricare le robe elettroniche. Le mie prese – ovvio – non funzionano.

Ci mettiamo quindi comodi, e mentre le tenebre ancora avvolgono la città ,imbocchiamo l’autostrada, attraversiamo un paio di stati e, prima dell’ora di pranzo, arriviamo a DC. Il pullman ci lascia dalle parti della stazione e da lì iniziamo il nostro tour de force che prevede: Campidoglio (visto da fuori), vialone centrale su cui si affacciano i molti e imponenti musei della città (tra gli altri, National Gallery of Art, American Indian Museum, National Museum of National History, Smithsonian Castle), Pennsylvania Avenue, White House e parco gigante con monumenti e memoriali delle guerre passate. In genere l’atmosfera è sul triste andante. Strade (enormi) deserte, poche case, nessun negozio, moltissimi senzatetto e soprattutto cherry blossom nemmeno a pagarli. Per fortuna la città si anima dalle parti di Pennsylvania Avenue, dove si tiene una specie di mercato/fiera/concerto/esibizione completamente dedicata al Giappone. Migliaia di persone e centinaia di stand, ma l’ingresso è a pagamento e soprattutto il tempo corre, quindi preferiamo rinunciare. Ci dedichiamo invece al vicino ristorante messicano Oyamel, in cui, complice l’indubbio charme del fottuto cameriere latino, Maia perde la testa e ordina QUALUNQUE cosa: mimosa, guacamole, riso con i fagioli, frutta, caffè aromatizzato alla cannella, patate fritte con cioccolato e formaggio, tacos assortiti. Alla fine, il tutto ci costa quanto la notte di albergo che abbiamo risparmiato ma vabbè, porto pazienza, per lo meno era tutto davvero ottimo.

(to be continued…)

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