Washington D.C. #2 (di sport anomali, memoriali di guerra e curricula lanciati al Presidente)

Il pomeriggio lo dedichiamo alla visita della Casa Bianca, del monumento a Washington e dei vari memoriali disseminati per l’enorme parco (Seconda Guerra Mondiale, Vietnam, Korea), in cui tra l’altro è in corso una specie di esibizione di uno degli sport più stupidi che abbia mai visto, di cui purtroppo non ricordo il nome. Immaginatevi una palla da basket arancione ma grossa il doppio, lanciata come fosse una boccia dal lanciatore e colpita dal ricevitore come fosse un pallone da calcio (cioè con i piedi), mentre un sacco di gente in campo posizionata in punti strategici tipo baseball osserva la scena.

Wow.

Mentre costeggiamo la Reflecting Pool, ripensando alla famosa scena di Forrest Gump, notiamo che purtroppo la vasca è al momento un grande cantiere a cielo aperto. Neanche il tempo di incazzarci che iniziamo a sentire urla provenienti dal Lincoln Memorial. Affrettiamo il passo e arriviamo ai piedi della scalinata, dove noto alcune “giraffe”, un sacco di agenti di polizia e una discreta folla. “Seh, vabbè, sarà Lady Gaga”, osserva Marianna e, con una certa strafottenza, inizia a fare foto al parco, dando le spalle al trambusto. Io invece mi avvicino ancora e capisco che quella figura che sta scendendo di gran fretta le scale, circondata dalle guardie del corpo è nientemeno che il Presidente Obama in persona! La folla si sposta in orizzontale seguendone la corsa, caccio un urlo a Maia che però rimane mezza bloccata con la macchina fotografica in mano, seguo per un pezzo il Presidente che nel frattempo si è messo a salutare la gente con il braccio. Il tutto dura pochi secondi, poi la gente viene bloccata dalla sicurezza, sento chiaramente un agente dire “ok, curiosi, ora non voglio vedervi fare più NEMMENO un passo in avanti, ci siamo capiti?”. Tutti si fermano, il Presidente prosegue velocemente fino alla macchina e poi via, in un tripudio di sirene. Con il senno di poi avrei potuto lanciare un curriculum, al Presidente, ma mi sa che mi avrebbero sparato quasi subito (tra l’altro c’erano agenti armati anche sul tetto del Lincoln Memorial).

Dopo questo inaspettato (ed emozionante) incontro, ripercorriamo il parco a ritroso e stremati, rinunciamo a raggiungere il Jefferson Memorial, dove probabilmente avremmo visto la maggior parte dei cherry blossoms. Ultima tappa in un vicino pret-a-manger per comprare due panini per il ritorno e poi rieccoci al terminal per prendere il levriero che ci riporterà a casa, attraverso la notte americana.

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