Vivo sempre insieme alle mie orecchie

Probabilmente tutto è iniziato quando avevo 4-5 anni e mia nonna mi ha portato a tagliare i capelli da un barbiere. Eravamo in montagna, in Friuli, e non c’erano molte opzioni. Saloni da donna, manco a parlarne. Il barbiere mi ha messa sopra una sedia a forma di cavallino e mi ha amputato i miei bei capelli.

Uno shock. Sembravo un maschio. Prima ero una bambina davvero deliziosa. Da quel momento in avanti, e finora, sono sempre stata un ciospo.

Forse, ho preso quel gesto di mia nonna come una sfida. Si’ sei donna ma non è che devi stare a darti il belletto o fare la civetta. Quindi figuriamoci se devi badare ad avere i boccoli d’oro o una bella chioma fluente. Essere accettata per quello che sono e che penso, piuttosto che per come appaio, è stato il mio mantra (messo in pratica, mica solo teorizzato) per tutto il liceo. In una scuola privata  gestita dalle suore, con tutte le ragazze che sembravano delle donnine, con la gonna inamidata, il tacco basso e il cerchietto tra i capelli ordinati, io mi sono trasformata in una baby-punk solitaria (perché ero l’unica in tutta la scuola). Capelli cortissimi, sparati e a volte tinti di blu o arancio o rosso (più tardi, anche verdi). Catene, jeans sdruciti, maglioni vecchi del mio papà, anfibi, righe e smalto nero. Sicuramente mi si notava. Manco un ragazzo nel raggio di 9.000 chilometri.

Forse per venire a patti con la parte ormonale che c’è in ognuno di noi, ho mitigato l’abbigliamento e optato per tagli più tradizionali. Il tempo di mettere le grinfie su Marco, ed ecco che, mentre i vestiti sono diventati sempre più da donna, i capelli sono rimasti un bel dilemma.

Da quel famoso taglio dal barbaro barbiere (che non si era mica preoccupato di rendere la sua opera un po’ più da bimba, no, checcavolo, via di forbici) non sono più riuscita a vedermi coi capelli lunghi. Non mi sento io se le punte arrivano vicino alle spalle. E poi odio terribilmente usare il phon, e se non lo uso mi prendo subito il raffreddore. E non parliamo di mettere in piega i capelli. Mettere cosa? Al massimo so come si spruzza la lacca, ma usare spazzola E phone insieme contemporaneamente con le mie mani che lavorano di concerto? Ma stiamo scherzando? Il multi tasking femminile, nel mio caso, non è arrivato a tanto.

Come se non bastasse, i miei capelli crescono alla velocità della luce, e sono spessi e grossi. Crescono ovunque: in lunghezza e in volume. Rendendoli ingestibili.

E se finora ho avuto la decenza di tagliarli corti ma sempre tenendo ben coperte le mie enormi orecchie (sì, sì ho due orecchie giganti da Dumbo, tra i miei mille altri difetti), qua a New York, complice la totale indifferenza di tutti, ho deciso che finalmente potevo concerdemi tutta la practicità che avevo sempre sognato e mi sono tagliata i capelli (con la complicità della stylist giapponese in kimono, sempre lei! Mitica!) più corti di Marco. Mi piaccio tantissimo, sono stilosa e punk e ho le orecchie in piena vista.

Eppure, questo taglio, mi ha dato più da pensare degli altri. Perché questa ossessione per i capelli corti e poco femminili? Non voglio considerarmi ancora donna? Ho paura di piacere? Ho paura che gli altri pensino che non sia abbastanza intelligente (oh, non sono mica una bellona come sapete ma avete capito cosa intendo)? Voglio mortificarmi? E’ un gesto di ribellione post-adolescenziale? E’ voglia di cambiamento? O solo esibizionismo pilifero? Perché non temo le forbici come tutte le mie amiche che quando spuntano le loro chiome di un centimentro gridano alla rivoluzione copernicana e io manco mi accorgo del cambiamento?

Perché? Non so proprio la risposta. A parte che così tagliati, si asciugano in un attimo, può anche succedere che, con le orecchie così esposte e col vento giusto, magari faccio come Dumbo, quello del cartone: mi alzo per aria, trovo finalmente la mia strada e inizio a volare con le mie orecchiucce verso il mio futuro.

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