Tribeca Film Festival: dalle Bangles a Elton John tutto in una notte

L’idea del Tribeca Film Festival viene a De Niro e a un gruppo di suoi amichetti all’indomani dell’undici settembre. L’obiettivo dichiarato è quello di supportare la rinascita dell’omonimo quartiere, così duramente colpito dall’attentato alle Torri. Riportare la gente a Downtown, questa è la missione che si danno gli organizzatori. Il Festival funziona e cresce costantemente, fino ad arrivare a questo 2011, l’anno del decennale. La prima, l’Opening Night, è aperta al pubblico e a ingresso gratuito. Unica accortezza, occorre procurarsi un “wristband” (braccialetto) distribuito presso gli uffici del Tribeca su West Street.

Ora, in genere a New York le possibilità di riuscire a prendere biglietti per le robe veramente “cool” è una Mission Impossible: troppa gente e troppi pochi posti. Così, quando dopo la scuola mi metto in cammino verso il punto di distribuzione dei wristbands, con solo due ore di anticipo sull’inizio, lo faccio con pochissime speranze. Già mi immagino isolati e isolati di coda con gente accampata sin dalle prime ore dell’alba. E invece, complice forse il pomeriggio lavorativo, arrivato al Center mi sono trovato davanti sì e no una trentina di persone. Mi sono quindi stravaccato per bene e ho aspettato pazientemente, lavorando con il portatile, leggendo e discutendo con il vicino sulla debolezza del segnale wi-fi nella zona. Alle 4, puntuali come gli svizzeri, sono comparse un po’ di persone dello staff e in men che non si dica mi sono ritrovato in mano due wristbands per la zona rossa, la più vicina al palco.

L’Opening Night si è tenuta preso il North Cove, piccolo porto turistico intasato di yacht proprio dietro il World Financial Center (che è a sua volta appena dietro Ground Zero), praticamente in riva all’Hudson. Mentre il sole tramontava e una fantastica luce rosa avvolgeva lo skyline del New Jersey dall’altra parte del fiume, è iniziata la cerimonia. E le cose si son fatte subito surreali. Tipo che l’apertura è stata affidata alle Bangles, che hanno cantato la loro celeberrima Walk like an Egyptian, con la coreografia e i cori di un gruppone di bambini. Poi, così tanto per dire, è arrivato Martin Scorsese (!), che ha fatto una breve introduzione invitando sul palco, tra gli altri, Elton John (!). Poi è stata la volta del film di apertura del Festival, The Union, documentario di Cameron Crowe. Il film ruota intorno al nuovo cd che Elton John sta realizzando con T-Bone Burnett e soprattutto Leon Russel, straordinario cantante, pianista e arrangiatore, noto soprattutto negli anni ‘70. Il documentario segue il lavoro in studio, dalla scrittura dei testi alla registrazione del cd fino al concerto che Elton e Leon hanno tenuto al Bacon Theatre di New York. Dal film emerge il grande affetto che lega i due e l’intero album (e quindi in un certo senso anche l’intero film) è pensato come un tributo al cantautore americano che è stato un’ispirazione fondamentale per la carriera di Elton John, ma che non ha probabilmente ricevuto il successo che meritava. Il film termina con l’uscita del cd, che raggiunge subito la terza posizione in classifica negli Stati Uniti.

Dopo la proiezione, altro fantastico momento con Elton John che, al pianoforte, nonostante la temperatura che gli congelava le dita (come ha più volte ripetuto, e come dargli torto!) ha deliziato il pubblico con la sua voce potente, cantando qualche grande classico (Rocket man, I Guess That’s Why They Call It the Blues) e alcune nuove canzoni tratte proprio dal nuovo album oggetto del film. La serata si è conclusa con l’immancabile ed emozionante Your Song, dedicata per l’occasione alla città di New York.

Insomma, le ore di coda per il biglietto sono state ampiamente ripagate da una serata unica e indimenticabile.


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