Royal Wedding (o almeno credo)

Premessa. Qua in America sono completamente flippati per il Royal Wedding. Le free press ne parlano TUTTI i giorni. I magazine patinati danno consigli su come passare il tempo in modo principesco guardando l’evento in tv (con biscotti glassati a forma di corona e tè inglese, appoggiati a cuscini con la Union Jack). Le vetrine espongono foto di Will&Kate. Vengono spediti dei sosia in centro per testare le reazioni della gente che, turlupinata, chiede una foto. In un negozio ho visto un sacchetto per il vomito, di quelli che danno in aereo, con la silhouette dei due sposi e sotto scritto Royal Sickeness. In effetti…

Indecisa se andar in un gay club che organizzava una nottata in disco con visione collettiva dello sposalizio (cosa che, ammettiamolo, si prospettava come epocale), o puntare la sveglia e vederlo da casa, ho deciso che svegliarsi alle 4 di notte, per vedere ‘sto principe mezzo pelato e la sua bella fidanzata convolare a giuste nozze  era troppo persino per me che adoro ‘ste cose trash e, infatti, in barba alle critiche seguo fedelmente Gossip Girl.

Così ho continuato a dormire nella mia cameretta newyorkese e ho sognato il matrimonio.

Ovviamente è la MIA versione. William, detto “Free Willy” dagli amici per via che dovrebbero liberarlo da quegli orrendi capelli (ne ho già parlato?), esce da palazzo vestito di tutto punto e si avvia con una modesta auto (per non pesare sulle spalle dei poveri inglesi) verso l’abbazia di Westminster. La nostra sposa, Kate, levigata perfettamente tanto da sembrare tipo 500 volte più figa di quello che probabilmente è, dopo aver scelto all’ultimo secondo uno dei 5 vestiti comprati per l’occasione (5 per avere un’alternativa, nel caso uno di questi venisse paparazzato e reso pubblico dai tabloid), e aver indossato proprio quello più imbarazzate, tipo meringa (anche se nessuno potrà mai battere le maniche a sbuffo più mongolfieriche della storia: quelle indossate da Diana 30 anni fa), esce di casa e si avvia anche lei verso la chiesa.

L’Inghilterra tutta, paralizzata e in ferie per le nozze, con una perdita in termini di profitti da lavoro mancato di tipo 9 bilioni di dollari, assiste un po’ per strada, un po’ da casa e un po’ alle feste di quartiere dove, con la scusa del matrimonio, la gente si sfonda di birra al pub.

Ed ecco il principe, in chiesa, che aspetta accanto a una Camilla e un Carlo che ogni giorno sembrano sempre più alla loro versione del Madame Tussauds. Ed poi c’e’ Harry che, va detto, è molto più bono.

Poi arriva la sposa, con almeno 30 minuti di ritardo e finalmente vediamo il suo vestito a nuvola e tutti, in chiesa, fanno “Oooohhh”, come nella canzone di Povia. In sottofondo, qualcuno canta una straziante canzone che diventerà il prossimo caso da mondovisione, con tutta probabilità chi canta è Adele o Elton John.

Sogno anche l’interminabile matrimonio con almeno 35 preti, anzi no, sono sicuramente arcivescovi e cardinali, tutti bardati d’oro e bianco e gioielli. E anche nel sogno, mi faccio due palle. E sento distintamente la voce di Paola Saluzzi che commenta il matrimonio reale, perché la Saluzzi la tirano sempre fuori durante ‘sti eventi, come le parate militari del 2 giugno. Durante l’anno la tengono in naftalina. E sento le moine esagitate del buon Signorini che, da Canale 5, ci delizia con i dettagli intimi sulla coppia e, con fare complice, li sciorina al pubblico di massaie delle 10 del mattino, facendo loro credere di avere un filo diretto con la casa reale.

E infine, quasi quando sto per svegliarmi, intravedo la manina di William e quella di Kate che fanno ciao-ciao dalla carrozza, e vanno in giro per le strade di Londra a salutare i loro contribuenti (o sudditi, non so) che sventolano delle bandierine.

Ho sentito che il matrimonio costa una cifra sui 34 milioni di dollari. E i due piccioncini hanno anche aperto un royal sito, dove sua maestà racconta i preparativi: come fare delle bomboniere fai da te? Come stampare in casa gli inviti su carta riciclata  e come coinvolgere le suocere facendo loro cucinare piatti rustici per il buffet?

Bello svegliarsi da quello che, anche solo a dirlo già mi viene l’orticaria, è stato definito un “matrimonio da favola” circa un miliardo di volte.

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