Decisamente Metal

L’ultima volta che ho visto Phil Anselmo in concerto era probabilmente il 2000. C’erano ancora le Torri Gemelle, Dimebag Darrel era ancora vivo e il suo gruppo si chiamava Pantera. Era il tour di promozione di Reinventing the Steel, ultimo cd della band, Anselmo aveva i capelli lunghi e la barba e il luogo del concerto si chiamava ancora Filaforum.

L’altra sera ho rivisto Phil Anselmo, undici anni dopo. Il suo gruppo si chiama Down, lui ha i capelli rasati e invece di essere a Milano mi trovo a due passi da Times Square, precisamente al Best Buy Theatre. Il posto ricorda vagamente l’Alcatraz, per chi lo conosce. Ma è più grande e dotato anche di una tribuna con posti a sedere. Dentro ci puoi trovare tre bar, una pizza al taglio, una specie di mini-market e un tizio con scopa, paletta e sacchetto che raccoglie le cartacce dal pavimento. Una cosa molto civile, ma molto poco metal.

Appena entro nell’area concerti, mi accorgo che il primo gruppo di supporto ha già iniziato a suonare. Si chiamano Haarp e il cantante è in mezzo alla platea, con una birra in mano, e sta sbraitando qualcosa al microfono. Fanno un gran casino ma sono decisamente potenti. Il tizio è grasso, ha la faccia rossissima e il pubblico sembra apprezzare il suo show. Finita la canzone torna sul palco, giusto in tempo per l’ultimo pezzo, in cui è raggiunto dallo stesso Phil Anselmo, che stringe in mano una bottiglia di vino. Bere sul palco fa molto metal.

Il secondo gruppo di supporto è uno strazio, Danava, una sfracassata di palle vagamente prog. A ogni pausa il cantante è preso di mira da una serie di insulti notevoli. Le parole fuck e suck sono quelle più ricorrenti. A un certo punto il pubblico inizia anche a gridare “Slayer! Slayer! Slayer!”, vai a capire perché. Gli insulti al gruppo di supporto sono decisamente metal.

Nel frattempo il posto si riempie del tutto, l’atmosfera si scalda e finalmente i Down entrano in scena. La scaletta contiene canzoni tratte da un po’ tutti e tre gli album della band e Phil Anselmo sfodera il consueto carisma. Dopo un paio di canzoni si ferisce in modo involontario colpendo la chitarra di Keenan e la faccia gli si inonda di sangue. In una pausa tra una canzone e l’altra i compagni gli si avvicinano e gli chiedono se è tutto ok, ma lui certo non si fa spaventare da una robetta del genere, li scosta e tra un fuckyou e un motherfucker ricomincia tranquillo a cantare, pur grondando sangue. Schizzare sangue sulle prime file è parecchio metal.

Il concerto è un crescendo di potenza, e si conclude con l’attesissima Bury me in smoke. Il pubblico poga dall’inizio alla fine e i ragazzi della sicurezza si devono guadagnare la pagnotta, contenendo la gente che facendo stage diving si ribalta oltre le transenne. Quando parte l’ultima canzone l’intero posto sembra crollare. Il pogo arriva fin dalle mie parti, nelle retrovie, un po’ di persone sono portate via a braccia, alcune ragazze con il trucco sfatto e molto spaventate, provenienti dalle prime file mi passano vicino cercando di raggiungere le scale. Il pogo massacrante è inevitabilmente metal.

Il concerto si chiude nell’esaltazione generale, Phil Anselmo saluta New York e dopo poco ci ritroviamo tutti fuori, di nuovo a Times Square, tra le luci e gli schermi grandi come palazzi, mentre un uomo vestito da Spiderman si fa fotografare dai turisti e finge di sferrare calci volanti ai passanti. Se ci fosse qui Phil Anselmo, lo prenderebbe a calci sul serio. In faccia, probabilmente.

E questo, sì, sarebbe meravigliosamente metal.

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