Bust-a-Boston

Una certa raffinata ragazza dalla pelle lattea di nostra conoscenza probabilmente non ci rivolgerà più la parola, ma volete la verità tutta la verità nient’altro che la verità (ormai siamo pratici di processi!) su Boston? Bene, eccovela! Dopo mesi di New York ci è sembrata davvero trooooooppo tranquilla e i tre giorni della nostra gita ci sono sembrati eterni, complice un tempo barbino freddo-vento-diluvio-fulmini che ci ha costretti a tirar fuori il cappotto. Ecco, per punti, il reportage del nostro weekend a Boston.

Spostarsi a Boston
Boston non è molto grande, fa 600.000 abitanti, ed è quindi percorribile senza sforzo a piedi. I marciapiedi sono larghi e la gente non è così di fretta come nella grande mela, quindi camminare, se il tempo accompagna, è piacevole. Se invece preferite faticare meno o magari dovete raggiungere Harvard, prendete senza indugio la metro. Il giornaliero costa 9 dollari e la metropolitana è così pulita e immacolata che vi verrà la tentazione di mangiare direttamente sui binari. Se a NY ci sono rigagnoli di acqua corrente, cartacce, bottiglie e topazzi, qua è tutto pulito e senza l’ombra di una cartaccia. Inoltre, non vi perderete, come capita spesso qui: ci sono mappe ovunque (nel vero senso della parola) e indicazioni colorate a prova di scemo.

La gente a Boston
Qua sono tutti parecchio pallidi. E come già detto prima, dopo mesi di NY fa davvero strano e salta all’occhio. Penso che pure a Torino ci siano meno bianchi in giro. Le persone non sono molto stilose, in generale. Sono tutti vestiti in tre modi: semplice e poco glamour, tipo campagna pubblicitaria di Tommy Hilfiger o Ralph Lauren con polo e bermuda e stile preppy (vanno per la maggiore), da ultras sportivo (dai Celtics del basket, ai Red Sox del baseball va tutto bene) con magliette, sciarpe e cappellini d’ordinanza.
In generale, hanno tutti una vitaminica aria sana da ragazzoni in pure stile USA.
In contrasto, ci sono barboni a non finire. Poveri cristi a ogni angolo (comunque bianchi) come non se ne vedono tanti manco qui. Colonizzano soprattutto il parco Boston Common, dove alla domenica organizzano anche una specie di meeting accanto alle panchine.

Cosa vedere a Boston
Boston è una città ricca di storia che ricorda, architettonicamente parlando l’Inghilterra. Case di brownstone basse, vie strette e curvilinee, non ha niente dei grattacieli e dei vialoni di NY. Qui la parte nuova è tutta concentrata nel Waterfront, cioè la parte di fronte all’acqua vicino al porto.
Per il resto, ci siamo goduti il Freedom Trail, il percorso della libertà che unisce, attraverso un comodo marciapiede di mattoni rossi, ben 16 siti storici di grande importanza per la storia americana,  e il Black Trail, dedicato alla storia della comunità afro-americana che crebbe moltissimo quando il Massachussets, primo tra gli Stati americani, bandì la schiavitù nel 1783. Abbiamo esplorato Bunker Hill con l’obelisco dedicato alla battaglia qui combattuta agli albori della rivoluzione americana, ammirato le ville dei dintorni, la nave USS Constitution e il bellissimo e romantico Public Garden che, essendo la domenica del Mother’s Day, era un via vai di mamme e bimbi vestiti da pulcini che si attardavano sui prati dopo il pic nic di festa. Chi non era sull’erba (come lo scoiattolo morto che abbiamo incrociato e che mi ha fatto piangere come una fontana), era a bordo delle barche a forma di cigno che viaggiano sul laghetto principale. Un po’ trash, forse, ma comunque carino.

Shopping a Boston
Boston è davvero una miniera di negozietti piccoli e carini che soddisferanno la Rebecca Bloomwood che c’è in voi. Consigliamo un tour su Charles Street per abiti preziosi e unici e per prodotti di bellezza sofisticati e old style.
Per i negozi più mainstream e i ricordini più classici c’è il Waterfront appunto che offre anche il Quincy Market, un’enorme prospettiva di ristorantini take away (dalla pizza all’hot dog, dalla clam chowder agli smoothies) e bancarelle di souvenir.

Le figate a Boston
La cosa più bella di Boston che valeva la visita è la zona di Beacon Hill, proprio dietro la Massachussets State House. Case vittoriane di fine ‘800 curatissime, con aiuole in fiore davanti ai portoni e un tripudio di petali che cadevano come pioggia dagli alberi dei viali vicini. Magico, tranquillo e perfetto come una cartolina, sembrava di stare in un villaggio uscito dal migliore dei sogni.

Altra attrazione che merita sicuramente una visita è Cambridge, che ospita la celeberrima (e costosissima) Harvard University, in cui sono passati, tra gli altri, John Adams, John F. Kennedy, Barack Obama, e Franklin Delano Roosevelt e la nostra amica Ludovica! L’atmosfera del campus è quella che uno si aspetta. Vialetti curati, erba tagliata di fresco e tutt’attorno le case-dormitorio degli studenti (ben 14), le librerie e alcuni edifici scolastici. Una passeggiata la merita anche Massachussets Avenue, cuore della cittadina, con un sacco di piccoli negozi adatti per comprare una maglietta o un souvenir.

Mangiare a Boston
Decisamente qua non mancano i ristoranti. Posti italiani e pub irlandesi la fanno da padrone. La Little Italy bostoniana è una delizia, specie se magari, dopo 5 mesi, come noi avete un pelo di nostalgia dello stivale. I bar e i ristoranti sono arredati davvero come i nostri, non come succede nella Little Italy di Manhattan. Il cibo, ovviamente, non è propio la stessa cosa. Abbiamo provato La Trattoria di Monica: cara e con un uso esagerato del dado nel sugo delle mie penne alla sorrentina (cioè passate al forno con la mozzarella) e dei bucatini pomodoro e basilico di Marco. Buono però il fritto di calamari preso come antipasto.
Abbiamo avuto miglior fortuna la seconda sera, quando abbiamo seguito il consiglio della lattea amica (e supportato da Serious Eats) e siamo stati da Bin26, un’enoteca che fa anche piatti semplici di cucina italiana. Abbiamo preso zuppa di pomodoro, insalata di polipo e patate, mozzarella in crosta di speck e verdure grigliate e pappardelle con funghi e anatra. Tutto eccellente, peccato solo le pappardelle fossero un pelino spesso e il sugo poco sapido. Ottimi i dolci: millefoglie alle fragole e crostatina alla crema al limone con frutti di bosco.
Coi pub irlandesi, a differenza che in Italia, dove ci si va per birra e crocchette di patate, qua potete farci la giornata: aperti persino a colazione ci hanno stupito con dignitosi french toast alla banana serviti con panna e frutta fresca (ottimi per colazione!), Caesar Salad e burrito al salmone leggeri e saporiti (perfetti per un pranzo veloce). Prezzi modici, pochissimi fronzoli.
Ovviamente, non potevamo esimerci dal provare le specialità locali, come la Clam Chowder, la zuppa di patate, vongole, pancetta e panna che è davvero divina. Di quelle cose che ne mangeresti tipo venti scodelle senza fare un plissè.
Abbiamo provato anche la pizza della Regina Pizzeria, così famosa che, ogni giorno, devi fare almeno un’ora-un’ora e mezza per mangiarci. Tantissime farciture, crosta croccante e leggera, senza infamia e senza lode ci ha ricordato la pizza di Spizzico.
Sull’onda dei consigli gastronomici di S.E., siamo andati a mangiare da Bartley’s Burger Cottage, apparentemente il miglior burger d’America secondo molti giornali. Leggete più sotto i dettagli di questa particolare esperienza.

Essere fogne a Boston
Anche se è il regno del bonton, anche qua ci sono occasioni per essere delle fogne. Per dire, se ci si lascia andare al gelato di Ben and Jerry’s che qua ha pure una sua gelateria. La raggiungiamo dopo una camminata infinita e, per rifocillarci, prendiamo due Sundae con panna e cioccolato fuso. Una bomba che ho digerito circa 35 ore dopo. Marco non è arrivato a metà, io ho spatolato anche la sua coppetta. Un genio.
Cosa ancora più incredibile, si può essere fogne ad Harvard, l’impero dell’artistocrazia che studia. Basta andare da Bartley’s per il famoso hamburger. Qui ne servono circa 50 tipi diversi, dai più semplici ai più assurdi. Anche qua si deve passare un bel po’ di tempo in coda (a meno che andiate sul presto come noi) per entrare. Una volta nel locale verrete colti dal dubbio: siamo stati teletrasportati? Dopo un paesaggio di prati verdi, vasi fiori e deliziose casette basse, questa stamberga buia, perlinata, infracicata di poster, scritte, bandierine e slogan cretini, è arredato con tavolacci luridi accompagnati da spartane sedie di plastica e non ha il bagno: già scioccati dal decor, la notizia, visto che ci pisciavamo addosso da un’ora ci ha gettati nel panico. Resistiamo e ordiniamo. Guardandoci ancora intorno, notiamo che la clientela è in tono con l’ambiente e subito dubitiamo siano gratuates di Harvard. Il nostro vicino di tavolo, un cioccionazzo paura che si accompagna a un pingue ragazzona di rosa vestita, mangia come un hoover, usando circa 5000 tovagliolini di carta e ruttando senza ritegno a ogni boccone. Orrore! A onor del vero, va detto che il burger era davvero eccellente. Il posto è per un pranzo davvero sbrigativo, quindi preparatevi alla cameriera che vi porta il conto insieme al piatto principale, inghiottite tutto e fuggite.

Viaggiare a Boston
Se siete a NY e volete organizzare una gita a Boston, sappiate che due giorni sono sufficienti per visitarla bene e con calma (tranne i musei, ovviamente e i tour di whale watching intorno alle isole della baia). Noi abbiamo scelto i bus della Bolt Bus, economici e dotati di wi-fi e abbiamo soggiornato al Club Quarters Hotel, prezzo medio, molto confortevole, camere ampie e in pieno centro.

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