The Ride, dove osano i turisti

Tra i vari biglietti gratis che Maia è riuscita a recuperare  con la sua intership, ci sono quelli per “The Ride“, una specie di tour della città a bordo di bus modernissimo e tutto nero. Non immaginatevi il classico Sightseeing. Non c’è nessun tetto panoramico scoperto, guide che sbraitano informazioni al microfono o giapponesi con gli ombrelli per proteggersi dal sole. La particolarità sta nel fatto che i sedili sono posti in orizzontale rispetto alla fiancata, che è completamente vetrata. In pratica è come starsene seduti al cinema solo che invece dello schermo davanti a voi avete New York e tutto il suo delirio. Ma non è finita qui, perché il tour prevede anche la realizzazione di mini-spettacoli lungo il percorso, con attori che interagiscono con i passeggeri del bus, tra gli sguardi stupiti dei passanti.

Viste le premesse ci siamo quindi detti, perché non provare? Vado con la cronaca.

Arriviamo al check-in sulla quarantaseiesima e in coda ci sono solo due vecchi apparentemente sbroccati e un cicciobomba in bermuda colorate, iPad e borsa della School of Journalism della Columbia. Saliamo, prendiamo posto e osserviamo l’interno fatto di mini-schermi ad alta definizione e luci colorate che ricordano le giostre dei luna-park delle feste di paese, quelle con le astronavi che si sparavano a vicenda e l’ultima che rimaneva fissa in alto vinceva un giro gratis. In una nicchia al fondo c’è un tizio con i capelli lunghissimi, una specie di metallaro che mi guarda storto, mentre aziona i comandi di quella che sembra una console di fronte a lui. Rapidamente il bus si riempie, l’80% è composto da anziani. L’animazione del tour è affidata a una coppia di ragazzi che tenteranno in tutti i modi di tenere alto il morale dei passeggeri. Subito dopo l’inizio del viaggio veniamo a più riprese chiamati a:

– muovere le braccia a destra e a sinistra

– salutare la gente per strada

– rispondere a dei quiz sulla città per vincere l’ambitissimo cappellino di The Ride

– ballare

– cantare “New York, New York”, leggendo il testo sugli schermi e usando il microfono a turno, in pieno delirio karaoke, tra l’altro udibile all’esterno

I pensionati presenti cercano di fare del loro meglio, ma una buona metà del bus non dà il minimo segno di vita. Dietro di me ci sono una famiglia di indiani con il sari, immobili, mi chiedo quale straordinaria incomprensione culturale li abbia portati a salire sul bus. La gente fuori ci osserva come si fa con le scimmie dal culo rosso allo zoo. Un misto di divertimento e pietà. Un tizio ci fa il classico gesto del “suca”, allargando le braccia e restringendone il raggio mano a mano che si avvicinano alla sua zona pelvica. A un certo punto, mentre il bus si ferma al rosso, ecco il primo show della giornata. Un rapper bianco improvvisa un freestyle tutto per noi, in mezzo alla strada, cercando di elaborare rime legate a quello che gli passa sotto il naso, soprattutto coppiette e bambini. Una barbona molto alterata gli passa di fianco e infila completamente la testa dentro a un bidone dell’immondizia. Lui fa finta di niente, evidentemente la scena non merita nemmeno una rima. Gli altri intrattenimenti comprendono un saggio di danza classica attorno al monumento a Colombo e una scenetta di recitazione e canto in stile Broadway, dalle parti di Carnegie Hall. C’è perfino una ricostruzione in carne e ossa della famosa foto del bacio a Times Square, tra il marinaio e l’infermiera.

Scattiamo qualche foto alle strade della città, approfittando della visuale indubbiamente interessante, cercando di ignorare la musica, gli effetti sonori e “la voce” del bus, che in pieno amarcord Supercar, ci allieta con simpatiche battute e informazioni sugli edifici di Manhattan. Sospetto che il tutto sia controllato dal metallaro incazzato di cui sopra.

Dopo circa un’ora e mezza il giro finisce e ci ritroviamo tutti di nuovo al punto di partenza, davanti al Marriott Marquis a Times Square.

The Ride è un’esperienza che può (forse) rivelarsi divertenete se si finisce su di un bus con gente giovane che ha voglia di stare al gioco. Altrimenti il risultato sono quasi due ore di imbarazzo e risatine nervose, che vi faranno pentire di esservi imbarcati in questa avventura.

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