Frisco: dove mangiare

La parte gastronomica di una vacanza è per me estremamente importate e San Francisco non ha fatto eccezione.

A parte il fatto che qua mangiano a orari strani, tipo che cenano alle 17.30-18, e i locali chiudono quindi presto, anche la capitale dei Beat non difetta in quanto a proposte culinarie. Ecco l’elenco dei posti dove siamo stati. Quelli con le stellette sono quelli dove vi consiglio caldamente di andare.

Delfina: pare che sia il ristorante italiano più buono di Frisco. Noi siamo andati, l’ultima sera, a poche ore dal volo, nel locale adiacente che fa pizzeria. Tante affiche di prodotti storici italiani, ingredienti freschissimi, cartoni della pizza che sono talmente tanti da risultare decorativi, piccolino e super affollato, ci è toccato mangiare al bancone anche se erano le 17.15 (avevamo davvero orari assurdi col cibo!). Abbiamo preso due margherite: dignitose, la mozzarella e la salsa erano saporite e la pasta era sottile. Il cornicione però era più croccante che morbido e soffice. Si vede che si accontentano.

Ghirardelli***: il cioccolato più famoso se non d’America, della città. Nella ex fabbrica, ora riconvertita a centro commerciale di lusso, Ghirardelli ha una cioccolateria dove ammirare alcuni vecchi macchinari ancora in funzione che rimestano litri di vellutato cioccolato al latte. Il gelato qui la fa da padrone. Pranziamo con una bomba di Sundae: tre palle di vaniglia affogate nel cioccolato, coperte di panna e ciliegina. Un po’ nauseante ma un vero peccato di gola da concedersi ogni tanto. Il gelato è così, il cioccolato buono.

Home***: il mio preferito in assoluto di Frisco. Un diner moderno e a suo modo sofisticato, grande e molto luminoso. Si trova sull’angolo tra due strade, vicino a Castro. Il servizio è veloce, simpatico e cordiale. Fino alle 19 c’è l’happy hour e birre e cocktail costano la metà. Abbiamo provato: il maiale con albicocche e ciliegie, l’insalata di asparagi alla griglia con burrata e prosciutto e capperi, il purè di patate (che sembrava quello della mamma!), il granchio impanato, il superbo mac and cheese. Sul fronte dolci: pane alle banane con salsa al rum e panna e torta ai tre latti. Divine! Prezzi nella norma e tanta scelta.

Il Cane Rosso: ristorantino italo-californiano al Ferry Building con qualche tavolo di alluminio davanti al bancone e fuori fronte mare e con menu su lavagne. Prendiamo un’insalata mista, una minestra di carote e della polenta concia. Discreto, ma genuino, fresco e non pasticciato. Perfetto per un pranzetto veloce e leggero.

Johnny Foley’s Irish House***: la prima sera, complice il jet lag, alle 16 avevamo fame, eravamo in centro, e tutti i locali che ci ispiravano erano lontani. Così ci siamo infilati in questo pub che aveva un menu esposto fuori più da ristorante che da birreria. Siamo entrati e il pub era molto chic, grandissimo, con tavoli apparecchiati con candele. Abbiamo deciso di iniziare con una porzione di cipolle fritte. Pensavamo a uno stuzzichino: è arrivata una montagna di cipolle, tipo 6 cipolle tagliate fini e fritte: appena visto ci siamo messi a ridere per tre ore. Ottime ma una bomba che non potete immaginare. Dopo sono arrivati i nostri piatti (enormi pure quelli): pesce fritto con purè per me; pollo all’indiana con chapati e riso giallo per Marco. Purtroppo non siamo riusciti a finirli. Ma per essere un pub è stato davvero una sorpresa. Era tutto eccellente e ben cucinato e infatti i prezzi erano nella norma.

La Boulange: il tempio della panetteria/pasticceria francese con tutto il repertorio di bontà bianco rosse e blu, in chiave veloce (tipo mac donald’s della boulangerie ma senza lo squallore del cugino americano!). Legno dappertutto, mobili vecchio stile, lavagne, quiche, croque monsieur, croissant, pain au chocolat, miliardi di pani diversi da abbinare alla marmellata, torte e zuppe. Davvero perfetto per indugiarci e sorseggiare caffè, cappucci, tè e bibite davanti a un gruppo di ciclisti nudi che fanno ciao da fuori il vetro.

Liguria Bakery: la focaccia e la pizza rossa non come quelle liguri, va detto, ma come quelle di una qualunque buona panetteria italiana che vende, appunto, la pizza bianca e quella rossa. Buona e genuina, perfetta per spuntini e pranzi al volo, come il nostro in coda per Alcatraz.

Lolo***: messicano in chiave chic, coloratissimo (tovaglie di plastica a fiori di design deliziose, menu su cartelline di plastica trasparente fluo) e a volte kitsch (il conto arriva in uno scarponcino texano da bimbo, in bagno c’è un cuscino che cinguetta), serve piatti piccoli e divini. Abbiamo preso granchio con ananas, guacamole, insalata con feta e sangria. Non economicissimo ma davvero notevole, fa anche catering.

Mel’s Drive-In: questa catena di diner duri e puri ha fatto da sfondo a film storici come American Graffiti di George Lucas e Indovina chi viene a cena. E’ il diner come ce lo si immagina: juke box, bancone con sgabelli girevoli di metallo con la seduta imbottita, divanetti per due col tavolo in mezzo, camerieri con la bustina in testa, foto di cadillac in giro. Abbiamo preso la Chicken pot pie, una minestra di verdure e pollo coperta da una crosta di pane, un grilled cheese sandwich e due insalate. Non proprio buoni. Ma il tocco da maestro è arrivato con un vero classico: il frappè alla vaniglia con panna e ciliegina. Che sogno! E i bambini ricevono la loro ordinazione dentro decapottabili di cartone, invece dei piatti!

Miette***: la pasticceria culto di Frisco in perfetto stile anni ’50. Un tripudio di mobili bombati e rosa. Muffin, cupcakes, torte, pie, marshmallow artigianali, cookies e molto altro tutto organico ovviamente. Noi abbiamo provato la torta con mousse al cocco. Buona ma non da uccidersi. Però il posto sembra davvero meritevole di una visita. Perciò ecco le stellette.

Tartine***: altra bakery francese, spartana e generosa nelle porzioni, nel cuore di Mission, affollatissima e famosa. Torte e brioche e ovviamente il mitico croque monsieur (stavolta con gli asparagi) che mi sono scofanata da sola con un bicchiere di Prosecco. Marco non mi ha seguita, provato da non si sa cosa, e con grandi crampi allo stomaco. Io invece vado avanti come un treno!

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