Falling Skies (ma le cose che mi cadono sono altre)

Oltre ai manifesti con il trono spaduto di Game of Thrones, New York era anche tappezzata di pubblicità della nuovissima serie creata da Robert Rodat e prodotta da Steven Spielberg: Falling Skies. Ora, non so voi, ma io francamente ne ho abbastanza di globi luminosi che scendono sulla terra tra lo stupore generale, per poi rivelarsi cazzutissimi robot vogliosi di schiavizzare e/o distruggere la razza umana. E sono anche stufo di assistere alla creazione di una immancabile quanto improbabile resistenza di valorosi combattenti, composta in gran parte da gente che prima di allora non aveva mai impugnato un’arma (come il protagonista di questa serie, irritante professore di storia prestato alla guerra), pronta a sacrificarsi per la sopravvivenza di quel che resta dell’ormai martoriato pianeta terra. Aggiungete a tutto questo dialoghi insopportabili, personaggi stereotipati, strutture narrative viste e riviste (rapporto conflittuale padre/figlio; rapporto conflittuale tra civili e militari; lotta tra gli umani “buoni” e gli umani “cattivi” ecc…).

Insomma, questa Falling Skyes mi sembra un’accozzaglia di roba trita e ritrita di cui, francamente, si poteva benissimo fare a meno.

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